www.beccaria-asbec.it: per chi naviga in Internet è facile trovare il nostro sito. Nella pagina iniziale c’ è anche
il nostro nome -
ASBEC-, accompagnato da un coloratissimo stemma, ricavato dall’ emblema del
Collegio degli Arcimboldi, da cui il nostro Liceo ha avuto origine.
Chi siamo? Sveliamo subito il segreto, peraltro abbastanza trasparente: Asbec significa
Associazione ex alunni del
Liceo Beccaria.
Se, per caso, voleste anche vederci, potete trovarci sempre in Internet. Nelle
“
Foto di classe” appaiono molti di noi. Ora, magari senza ridere, provate ad immaginare quale legame possa
esserci tra le torme di ragazzi che oggi quotidianamente varcano i cancelli della scuola e quelle figure ormai datate.
Siamo pronti a scommettere che non troverete nessuna somiglianza. Quegli austeri giovanotti che andavano a scuola in
doppiopetto grigio, con tanto di guanti di camoscio in mano, sono i nonni degli attuali studenti; quelle ragazze
dall’ aria spenta, racchiuse nei neri, lunghi grembiuli “d’ordinanza” sono le loro madri. Non c’è nulla di più lontano
dalle allegre tenute “ alternative” o dagli atteggiamenti disinvolti e scanzonati degli studenti attuali.
Eppure, se provate a spogliare quelle immagini di altri tempi dal loro involucro, vedrete che non c’è molta differenza
dai giovani di oggi. Tutti noi, come loro, abbiamo affrontato il Liceo, forse anche consigliati o obbligati dai nostri
genitori, probabilmente con scarsa consapevolezza di ciò che ci aspettava, magari anche con la paura di non essere
all’ altezza di quanto un Liceo classico richiede, ma nello stesso tempo, con la fiduciosa aspettativa e l’ ansioso
desiderio di riuscire bene, anzi meglio degli altri. Tutti noi, come loro, abbiamo tremato seguendo il dito
dell’ insegnante che scorreva sul registro i nomi degli interrogandi. Tutti noi, come loro, abbiamo tirato un sospiro
di sollievo quando la campanella del cambio d’ ora ci salvava dall’ interrogazione in cui non eravamo preparati.
Abbiamo atteso con impazienza l’ intervallo, con speranza l’ “ora buca”, con ansia la restituzione del compito in classe.
Abbiamo sofferto del sottile sadismo dei professori che restituiscono i compiti “in ordine di voto”. Abbiamo riso di
tutto e di niente, abbiamo perso ore della nostra esistenza sull’ aoristo debole o asigmatico, chiedendoci a cosa
potesse mai servirci nella vita. Abbiamo provato anche stanchezza per lo studio e difficoltà di comprensione.
Ma soprattutto, vivendo il clima e l’ atmosfera del
Beccaria, stando insieme e divertendoci, giorno dopo giorno
per cinque (allora lunghi ed oggi brevi) anni abbiamo imparato a crescere. Siamo entrati portando in dote solamente la
nostra adolescenza e ne siamo usciti con l’ austero rigore logico della
consecutio temporum.
Per questo, molti anni più tardi, un gruppo di questi ex alunni ha voluto dar vita all’ associazione. Non certo per
rivivere pateticamente oggi con i capelli grigi gli anni dell’ adolescenza, bensì per riallacciare quel filo sottile
ma resistente come la tela di un ragno, che ormai fa parte di noi.
Così, un poco alla volta, ci siamo trovati o ritrovati ed oggi ci consideriamo una classe molto numerosa, che ha
attraversato giorno per giorno una piccola porzione della vita e forse anche della storia di Milano. Per noi la prima
campanella, agitata vigorosamente dal braccio del bidello, è suonata nel vecchio “
rudere” di Piazza Sant’Alessandro
in un lontano mattino di ottobre degli anni Venti; l’ ultima, almeno per ora, è suonata nel nuovo edificio di Via Linneo
l’ 8 giugno 2002. In mezzo ci furono il
Fascismo e le epurazioni razziali che toccarono anche alcuni alunni del Beccaria,
la
guerra con i suoi bombardamenti, di cui c’è il ricordo nelle circolari del Preside per l’evacuazione dell’ edificio
e il riparo degli alunni negli scantinati. Ci fu poi la
Resistenza, a cui partecipò qualche allievo, il dopoguerra, con
i violenti contrasti politici. Poi il grande periodo della ricostruzione postbellica, i primi fermenti di insoddisfazione,
la turbolenta esplosione del
Sessantotto, in cui anche gli studenti del Beccaria parteciparono attivamente.
Purtroppo seguirono, come in tutta Italia, periodi amari e bui di contrapposizione politica violenta ed acritica, che
anche la scuola visse in prima persona. Indimenticabile quel sabato mattina del 13 dicembre 1969, l’ indomani della
strage di Piazza Fontana, che fu per molti di noi il primo impatto con la storia del nostro tempo.
Poi una nuova svolta, un altro cambiamento con la istituzione degli
Organi Collegiali e una più attiva partecipazione
anche delle famiglie alla vita scolastica, nell’ ottica di un insegnamento meno nozionistico e più formativo.
E in tutto questo lungo percorso noi c’eravamo, eterni ragazzi sempre uguali e sempre diversi, che hanno vissuto senza
forse rendersene conto a pieno, momenti importanti della storia recente. Perciò, senza boria, ma con una piccola dose
di orgoglio, possiamo dire che la nostra associazione incarna i
quattrocento anni di vita del Beccaria, perché
da sempre la scuola non é un’ istituzione o un edificio, ma é un insieme costituito inscindibilmente da docenti e alunni.
E, siccome non si smette mai di imparare, forse non sarebbe sbagliato considerarci tuttora come alunni, forse più maturi
ed esperti, ma pur sempre alunni, che hanno portato nella loro professione, nella quotidianità della vita, nel loro
stesso modo di esistere, quella impalpabile ma presente essenza della cultura classica.
Questa é la vera ragione di essere della nostra associazione, il legame che ci unisce; non solo tra noi, ma soprattutto
al
Beccaria. E’ il sentimento per cui tutti noi, anche a distanza di anni, possiamo consapevolmente sostenere
che “
semel Beccaria, semper Beccaria”
Raffaella Avezza