Milano 19/05/2012     ore: 16.28.14  news
Associazione di ex alunni del Liceo "Beccaria" di Milano
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La storia La festa Iniziative
Il libro contiene molti articoli interessanti: informazioni storiche, risultati d'indagine sull'archivio del liceo, saggi scientifici, memorie discorsive. Per acquistarlo bisogna fare un versamento in posta di 12 euro sul conto corrente postale n. 38446209 (Liceo Beccaria MIlano) e con la rievuta andare in segreteria amministrativa per farsi dare la copia

Riportiamo qui una suggestiva istantanea di Carlo Castellaneta e un pezzo scritto dalla presidente dell'Asbec.


UN PALAZZO CARICO DI GLORIA E DI TARLI

Il Beccaria di Milano, che io ricordo all’inizio degli anni Quaranta, da poco scampato ai bombardamenti angloamericani, somigliava più a un monastero che a un istituto scolastico. Io vi ero arrivato per frequentare la quarta e la quinta ginnasio, e fu in quel periodo che cominciai a familiarizzarmi con le strutture della scuola. Ricordo che le lezioni avvenivano in un’aula magna che sembrava fatta apposta per sottolineare la nostra ignoranza, solenne e magniloquente com’era. Però in quegli scranni settecenteschi era facile nascondersi, anzi scomparire per sottrarsi alle interrogazioni dei professori, salvo riapparire a lezione ultimata, appena il campanello annunciava la fine dell’ora. C’erano locali misteriosi, che solo pochi studenti conoscevano, a cui si poteva accedere attraverso spaccature nel legno dell’emiciclo, formatesi nei secoli passati. Visto da sotto, dall’interno delle sue viscere, il nostro liceo somigliava a un bastimento con la sua stiva, oppure a un vecchio palcoscenico in abbandono, come lo erano del resto le sue maestranze. Ad esempio Vittorio, il bidello-cerbero che gestiva l’intervallo tra le lezioni e la vendita di panini e bibite, oltre che di “bigini” rinvenuti nello spazio sotto il banco. Comunque, sia nell’area riservata al ginnasio, sia in quella occupata dal liceo, era identica la decrepitezza delle mura, degli arredi, dei banchi, delle lavagne, che il Regio Liceo Ginnasio Cesare Beccaria esibiva come un attestato di nobiltà, solo perché in quei cupi corridoi e da quelle cattedre erano echeggiate le voci dei grandi maestri dell’illuminismo lombardo, come ripetevano i nostri docenti a noialtri “bestioni ignoranti”.

Carlo Castellaneta

Milano, 11/03/03


SEMEL BECCARIA, SEMPER BECCARIA

www.beccaria-asbec.it: per chi naviga in Internet è facile trovare il nostro sito. Nella pagina iniziale c’ è anche il nostro nome -ASBEC-, accompagnato da un coloratissimo stemma, ricavato dall’ emblema del Collegio degli Arcimboldi, da cui il nostro Liceo ha avuto origine.
Chi siamo? Sveliamo subito il segreto, peraltro abbastanza trasparente: Asbec significa Associazione ex alunni del Liceo Beccaria.
Se, per caso, voleste anche vederci, potete trovarci sempre in Internet. Nelle “Foto di classe” appaiono molti di noi. Ora, magari senza ridere, provate ad immaginare quale legame possa esserci tra le torme di ragazzi che oggi quotidianamente varcano i cancelli della scuola e quelle figure ormai datate. Siamo pronti a scommettere che non troverete nessuna somiglianza. Quegli austeri giovanotti che andavano a scuola in doppiopetto grigio, con tanto di guanti di camoscio in mano, sono i nonni degli attuali studenti; quelle ragazze dall’ aria spenta, racchiuse nei neri, lunghi grembiuli “d’ordinanza” sono le loro madri. Non c’è nulla di più lontano dalle allegre tenute “ alternative” o dagli atteggiamenti disinvolti e scanzonati degli studenti attuali.
Eppure, se provate a spogliare quelle immagini di altri tempi dal loro involucro, vedrete che non c’è molta differenza dai giovani di oggi. Tutti noi, come loro, abbiamo affrontato il Liceo, forse anche consigliati o obbligati dai nostri genitori, probabilmente con scarsa consapevolezza di ciò che ci aspettava, magari anche con la paura di non essere all’ altezza di quanto un Liceo classico richiede, ma nello stesso tempo, con la fiduciosa aspettativa e l’ ansioso desiderio di riuscire bene, anzi meglio degli altri. Tutti noi, come loro, abbiamo tremato seguendo il dito dell’ insegnante che scorreva sul registro i nomi degli interrogandi. Tutti noi, come loro, abbiamo tirato un sospiro di sollievo quando la campanella del cambio d’ ora ci salvava dall’ interrogazione in cui non eravamo preparati. Abbiamo atteso con impazienza l’ intervallo, con speranza l’ “ora buca”, con ansia la restituzione del compito in classe. Abbiamo sofferto del sottile sadismo dei professori che restituiscono i compiti “in ordine di voto”. Abbiamo riso di tutto e di niente, abbiamo perso ore della nostra esistenza sull’ aoristo debole o asigmatico, chiedendoci a cosa potesse mai servirci nella vita. Abbiamo provato anche stanchezza per lo studio e difficoltà di comprensione.
Ma soprattutto, vivendo il clima e l’ atmosfera del Beccaria, stando insieme e divertendoci, giorno dopo giorno per cinque (allora lunghi ed oggi brevi) anni abbiamo imparato a crescere. Siamo entrati portando in dote solamente la nostra adolescenza e ne siamo usciti con l’ austero rigore logico della consecutio temporum.
Per questo, molti anni più tardi, un gruppo di questi ex alunni ha voluto dar vita all’ associazione. Non certo per rivivere pateticamente oggi con i capelli grigi gli anni dell’ adolescenza, bensì per riallacciare quel filo sottile ma resistente come la tela di un ragno, che ormai fa parte di noi.
Così, un poco alla volta, ci siamo trovati o ritrovati ed oggi ci consideriamo una classe molto numerosa, che ha attraversato giorno per giorno una piccola porzione della vita e forse anche della storia di Milano. Per noi la prima campanella, agitata vigorosamente dal braccio del bidello, è suonata nel vecchio “rudere” di Piazza Sant’Alessandro in un lontano mattino di ottobre degli anni Venti; l’ ultima, almeno per ora, è suonata nel nuovo edificio di Via Linneo l’ 8 giugno 2002. In mezzo ci furono il Fascismo e le epurazioni razziali che toccarono anche alcuni alunni del Beccaria, la guerra con i suoi bombardamenti, di cui c’è il ricordo nelle circolari del Preside per l’evacuazione dell’ edificio e il riparo degli alunni negli scantinati. Ci fu poi la Resistenza, a cui partecipò qualche allievo, il dopoguerra, con i violenti contrasti politici. Poi il grande periodo della ricostruzione postbellica, i primi fermenti di insoddisfazione, la turbolenta esplosione del Sessantotto, in cui anche gli studenti del Beccaria parteciparono attivamente. Purtroppo seguirono, come in tutta Italia, periodi amari e bui di contrapposizione politica violenta ed acritica, che anche la scuola visse in prima persona. Indimenticabile quel sabato mattina del 13 dicembre 1969, l’ indomani della strage di Piazza Fontana, che fu per molti di noi il primo impatto con la storia del nostro tempo. Poi una nuova svolta, un altro cambiamento con la istituzione degli Organi Collegiali e una più attiva partecipazione anche delle famiglie alla vita scolastica, nell’ ottica di un insegnamento meno nozionistico e più formativo.
E in tutto questo lungo percorso noi c’eravamo, eterni ragazzi sempre uguali e sempre diversi, che hanno vissuto senza forse rendersene conto a pieno, momenti importanti della storia recente. Perciò, senza boria, ma con una piccola dose di orgoglio, possiamo dire che la nostra associazione incarna i quattrocento anni di vita del Beccaria, perché da sempre la scuola non é un’ istituzione o un edificio, ma é un insieme costituito inscindibilmente da docenti e alunni. E, siccome non si smette mai di imparare, forse non sarebbe sbagliato considerarci tuttora come alunni, forse più maturi ed esperti, ma pur sempre alunni, che hanno portato nella loro professione, nella quotidianità della vita, nel loro stesso modo di esistere, quella impalpabile ma presente essenza della cultura classica.
Questa é la vera ragione di essere della nostra associazione, il legame che ci unisce; non solo tra noi, ma soprattutto al Beccaria. E’ il sentimento per cui tutti noi, anche a distanza di anni, possiamo consapevolmente sostenere che “semel Beccaria, semper Beccaria

Raffaella Avezza


 
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